Spesso nei testi che trattano di tecniche di produzione birraia si legge che il miglior fluido vettore negli impianti per produzione di birra è il vapore, da preferire all'olio diatermico che permette di avere numerosi vantaggi ma genera inerzia termica. In generale questo è vero ma forse una visione un pò obsoleta del problema. Anni fà quando iniziammo la produzione di impianti per birrificazione gestire le inerzie era un problema complesso, al giorno d'oggi invece, grazie all'ausilio di sofisticati PLC(programmable logic controller) la gestione della potenza erogata è controllata attraverso softwares che eliminano totalmente i problemi di inerzia e danno un enorme valore aggiunto alle macchine. Infatti il processo di ammostamento, può essere richiamato da una ricetta memorizzata e gestito da questo apparecchio, semplificando la vita del birraio che può dedicarsi ad altre operazioni invece che seguire la macchina passo passo. Numerosi sono i vantaggi di una macchina elettrica, l'assenza di installazione che si riduce ad un semplice posizionamento, l'assenza di costose canne fumarie che le rende installabili ovunque, silenziosità e pulizia.
L'aspetto più interessante però è a livello di investimento! Sebbene la macchina ad olio diatermico sia più complessa, ha lo stesso costo di un normale impianto a vapore e non necessita del generatore di vapore ne tanto meno dell'impiantistica necessaria al funzionamento, che in generale, essendo messa in opera a spesa del cliente comprendendo vitto e alloggio del personale, contribuisce per una grossa percentuale dei costi avendo un'incidenza di costo al litro non trascurabile. Per microbirrifici con piccoli impianti, intendo fino a 1000 litri per cotta, l'impiego del vapore non ha molto senso, infatti nel caso di un 500 litri per cotta ad olio diatermico si ha un consumo di energia elettrica pari a 11€, per quanto poco possa costare il metano, quanti anni ci vogliono per coprire le spese del generatore di vapore che sono nell'ordine di 15.000,00€? Dipende dalle cotte effettuate e dall'efficenza di tutto l'impianto, ma già si intuisce che per cominciare a risparmiare si supera la vita della macchina stessa. Se destinassimo la stessa quantità di denaro ad un aumento del numero di fermentatori, con la medesima cifra investita, otterremmo 25.000/40.000 litri all'anno in più, che oltre ad essere prodotto in più da vendere che genera fatturato, contribuisce ad abbassare i costi per l'effetto di ripartire l'ammortamento dell'impianto su una maggiore quantità di litri. Per maggiori informazioni, dubbi o chiarmenti: conttataci


